LA CURA DELLA FRAGILITÀ

Approfittiamo di questa giornata di neve per avvicinarci a un tema che, forse troppo spesso, trascuriamo volontariamente: la fragilità. Condannata e marchiata a fuoco come qualcosa da evitare per non apparire deboli e vulnerabili, la fragilità è invece foriera di bellezza.
Una foglia d’edera non perde la propria bellezza solo perché si piega sotto il peso della neve. Magari rallenta il suo corso, placa quella sete di crescere che la contraddistingue, ma non smette di essere tale: rimane pur sempre la stessa pianta che sotto il sole si impossessa di pietre e muri e case.
Vale lo stesso anche per noi. Per tutte le fragilità che ci portiamo dentro: per quel dolore che rimane un urlo sordo nel cuore, per quella preoccupazione di cui non parliamo a nessuno, per quel malessere che condiziona le nostre giornate, per quel tarlo che divora la nostra mente.
Scoprendo queste fragilità, proprie e altrui, comprendendo che sono squisitamente umane, allora le potremo accogliere e amare. E nel momento in cui una fragilità viene amata, ecco che “rischia” – perché l’amore è sempre un bellissimo rischio – di diventare portatrice di una luce nuova e rinnovata: è uno sguardo pieno d’amore quello in grado di trasformare tale fragilità invernale in una fioritura primaverile.
È nel momento in cui accettiamo le nostre e altrui debolezze, nel momento in cui impariamo a prendercene cura, che diamo loro la forza per uscire dalla crisalide.
Ogni fragilità è unicità, talento irripetibile che può trovare forza in un atteggiamento di ascolto e condivisione gli uni verso gli altri.
Di che fragilità vi prenderete cura oggi?

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