Siete motivati??

"Non ho voglia". Quante volte vi capita di dire, o pensare, questa frase? Che poi diventa quasi sempre "Non ce la faccio, è troppo difficile". Fallimento assicurato. Perché? Perché manchiamo di motivazione.

 

Esistono due casi in cui vi è assenza di motivazione: l'amotivazione e la demotivazione. Siamo amotivati quando non conosciamo qualcosa e, quindi, non possiamo esserne interessati.

Facilmente risolvibile: dobbiamo cominciare a sviluppare una sana curiosità verso tutto ciò che ci circonda. Come? Ponendosi una semplice domanda: "Questa cosa, questo evento, questa persona cosa mi sta dicendo? Che messaggio mi sta dando riguardo alla mia vita?"

Ogni cosa che ci capita, ci capita per uno scopo ben preciso. Quindi, cerchiamo di non dare nulla per scontato. Per far ciò bisogna imparare una piccola parola, solo sei lettere: "Grazie".

Esatto, si tratta di imparare a ringraziare! Ringraziare significa valorizzare. E valorizzare significa rendersi conto dell'importanza di ogni singolo attimo. Possiamo dunque essere amotivati se riconosciamo che ogni singolo momento della nostra vita ha un valore immenso?

La demotivazione è un po' più grave, perché è "motivazione andata a male". Capita a tutti di essere scoraggiati in seguito ad un fallimento. Niente paura! Il fallimento esiste, è un dato di fatto, fa parte dell'essere umano.

 

Ed è una condizione universale: ne siamo tutti soggetti. E, sapete come si dice: "Mal comune, mezzo gaudio"! Battute a parte, come affermava Jack Sparrow: "Il problema non è il problema. Il problema è il tuo atteggiamento rispetto al problema".

Ci sono due possibili reazioni al fallimento: la fuga e la sfida. Possiamo decidere di mollare, oppure di cogliere il fallimento come un'occasione per crescere e migliorare. Qualcuno di voi potrebbe obiettare che non è facile vedere la positività all'interno di un fallimento. E vi darei pienamente ragione. Il punto è che facciamo un grosso errore di fondo! Quanti di voi agiscono solo perché "bisogna"? Bisogna lavorare, bisogna portare a casa soldi, bisogna studiare, bisogna, bisogna, bisogna. O perché "si deve"? Si deve mantenere la famiglia, far funzionare la fabbrica, mandare avanti l'azienda.

 

A nessuno è mai venuto in mente di fare una cosa perché "piace"? Esatto, il piacere è il fine ultimo di ogni nostra azione. E l'unico vero motore della nostra vita. Perché? Perché il piacere è l'unica motivazione che si autorigenera. Vi sarà capitato di svolgere un bel lavoro e di sentirvi gratificati e soddisfatti per l'impegno messoci. E quando vi sentite così, non siete forse invogliati a progredire ulteriormente?

 

Sono sicura di sì. Perché avete agito per il vostro piacere, che sia la soddisfazione, il riconoscimento, la consapevolezza di aver fatto del vostro meglio. Il trucco sta quindi nel passare dal "bisogna" e dal "si deve", al "lo faccio perché mi piace". Provate solo a cambiare queste poche parole! Vi assicuro che cambia il vostro modo di pensare e, con esso, l'intero risultato delle vostre azioni.

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