Fregona

Fregona e il suo campanile – Fregona è il suo campanile

 

Il campanile accompagna la chiesa. Rappresenta il desiderio dell’uomo di toccare il cielo. Il campanile è la scala sognata da Giacobbe, il biblico figlio di Isacco, su cui gli angeli salivano e scendevano. Ma il campanile di Fregona è anche l’unità di misura di questo territorio, un intrico di colline e torrenti che sembrano voler frenare la ripida discesa del Pizzoc. E’ stato costruito con la pietra di questi luoghi. Ma non solo con la “piera dolza” del Caglieron, l’arenaria che dal Cinquecento l’uomo ha sapientemente scavato per trarne stipiti e cornici di finestre, portando così un pezzo di Fregona in ogni borgo della Pedemontana. E’ stata utilizzata anche la pietra turchina che per secoli è stata estratta dalle cave, ora dismesse, sopra Ciser, uno dei borghi di Fregona.

 

Ma il campanile racconta anche gli incredibili sforzi fisici, economici, organizzativi di questa gente. Perché intorno a questa grandiosa impresa le famiglie, che costituiscono sia la comunità civile che quella religiosa, si sono scontrate ma poi si sono unite per più di 30 anni intorno al sogno condiviso di erigere il campanile più bello. Alto più di 60 metri, anche se privo della cuspide che lo avrebbe innalzato di altri 12 metri, ha le fondazioni profonde 20 metri. L’inizio dei lavori risale al 1869. Il Veneto è da poco entrato a far parte del Regno d’Italia. Roma non è ancora la capitale. Ma subito ci si ferma: l’impresa è troppo grande. Si racconta che “servirono più pietre dalle fondazioni alla piazza, che dalla piazza alla cima”.

 

Nel 1880 si riparte e un anno dopo il Vescovo di Ceneda, Corrado Maria Cavriani, benedice la prima pietra, fa sotterrare la pergamena e le monete che attesteranno per sempre l’avvio di questa impresa. Nel 1885 le fondazioni sono terminate. Nel 1891 si realizzano i primi finestroni. Nel 1902 il campanile è finito. Proprio nell’anno in cui crollò il campanile di San Marco. Questo campanile ha un’anima, c’è una persona, un sognatore, che ne immagina la forma squadrate, il suo interno circolare dove si avvita un’incredibile e solidissima scala a chiocciola. Si tratta di Francesco Ciprian, nato a Osigo nel 1840. Sa maneggiare e valorizzare le pietre dure e morbide di questa terra. Avrà successo in quella che allora non era un’altra nazione, nell’Austria che era la padrona del Veneto. Si racconta abbia realizzato addirittura opere per l’imperatore Francesco Giuseppe! Alla metà degli anni Ottanta torna e costruisce il campanile di Osigo. Ma sogna un campanile per Fregona.

 

Era un’opera necessaria, quello vecchio era stato demolito, le campane sono issate sulla “campanila”, un basso trabatello di tronchi, poco utile e davvero poco degno di questo luogo. E lo immagina diverso da ogni campanile della zona. Non guarda quello di San Marco e nemmeno alle antiche torri di veglia riadattate a questo uso. Vuole evocare le torri della Chiesa Votiva e quelle del Municipio di Vienna erette tra il 1872 e il 1883. Lo stile è neogotico. Angoli smussati, conci a bugnato, linee marcapiano, bifore, guglie, decori fioriti, doccioni in forma di drago per allontanare i demoni. Come nelle cattedrali gotiche del XIII secolo, ma a Fregona tutto si inquadra in una maggiore solidità delle murature. Il campanile offre a tutti il suono delle campane. Cos’era la vita degli uomini senza le campane? Scandiscono le ore, annunciano le feste e anche la morte. Allora come oggi le campane entrano nella vita di coloro che le sanno ascoltare e raccontano la storia delle comunità.

 

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